LabCOS non nasce dal nulla: nasce da una storia. Quella di Aldo Capitini, che nel 1944 istituiva a Perugia il primo Centro di Orientamento Sociale (C.O.S), uno spazio di incontro pubblico in cui chiunque potesse parlare, ascoltare, e pensare insieme alle altre persone.
Nel fervore e nello smarrimento della ricostruzione democratica, i C.O.S. vogliono essere libere assemblee dove tutti possono intervenire e parlare («ascoltare e parlare» ne è il motto) di problemi amministrativi cittadini e nazionali, e di problemi sociali, politici, ideologici, culturali, tecnici, religiosi, senza il bisogno di tesserarsi a un partito politico.
Per far conoscere l’iniziativa alla cittadinanza perugina, Capitini diffonde questo foglio:
«Si costituisce a Perugia un Centro di orientamento sociale (C. O. S.). La direzione non intende insegnare, ma lavorare insieme con gli altri. Essa ritiene che l’orientamento sociale non è principalmente risultato di cultura, ma di esigenze che vivono nell’animo, e la discussione con gli altri, la cultura, l’azione, aiutano queste esigenze a diventare più chiare e concrete. Il Centro compie perciò l’opera di ascoltare queste esigenze e di farle sorgere. Il Centro promuove lo studio dei problemi che la trasformazione sociale presenta nei diversi aspetti non solo economico, ma politico, giuridico, scientifico, morale, religioso, culturale. È a disposizione di tutti e specialmente dei giovani, ingannati dal fascismo nella loro formazione e informazione politica. Promuove conferenze, discussioni, corsi di studi, pubblicazioni. Apre una biblioteca di libri e periodici. Aiuta giovani volonterosi e di condizioni disagiate ad iniziare e migliorare i loro studi. Aperto a tutti, è sostenuto dall’iscrizione e dalle offerte volontarie di chi si interessa in modo speciale alla trasformazione sociale. Chi s’iscrive, s’impegna non solo a partecipare intellettualmente alla vita del Centro, ma a promuovere la conoscenza e lo sviluppo presso gli altri, ad aiutare la fondazione d i Centri nelle altre città e nei paesi di campagna, ad offrire, secondo la propria possibilità, operosità, libri e denari.»
Aldo Capitini
Oltre a mettere a disposizione una biblioteca circolante aperta a ogni riunione del C.O.S., Capitini promuove diverse iniziative, tra cui un corso di lingua inglese, un corso di economia politica e un corso di storia delle dottrine sociali; ma anche numerose conversazioni (lezione e discussione): «tre di orientamento preliminare, altre sulla situazione spirituale americana, sui kolchoz, sul materialismo storico, sull’Albania e i Balcani, sulla libertà, sul problema culturale dei giovani, sulla gioia nel lavoro (facemmo anche un referendum con questionario su questo argomento), sul socialismo decentrato, sul problema agrario italiano, sul modo di votare ecc.». Queste discussioni vogliono avere «un carattere il meno possibile accademico di conferenza, di lezione, e invece quello di ricerca aperta, compiuta insieme», dialetticamente.
Un rapporto di reciprocità che resta dischiuso e imprevedibile. Lo stesso Capitini dice di non sapere «quello che può sorgere nello spazio del C.O.S., la speranza, la creatività, l’avvento di un nuovo modo di vivere a cui esso dà luogo».
Questo perché il C.O.S. è una «comunità aperta» che, a differenza delle società esistenti, «tutte più o meno chiuse», ha la caratteristica «di essere in movimento, di non ripetere sé stessa, il proprio passato, la propria tradizione, le proprie abitudini, ma di aprire continuamente sé stessa».
Citazioni tratte da Aldo Capitini, “Origine, carattere e funzionamento dei C.O.S.” (Estratto da Nuova socialità e riforma religiosa, Einaudi, Torino 1950, pp. 237-273)